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Se ciò che desideri è iniziare un serio processo di export aziendale occorre fare un primo fondamentale passo per verificare la fattibilità del progetto. Si tratta dell’export check up, che ti permette di capire quali ambiti aziendali sono già pronti e quali invece devono essere implementati perché il progetto di export funzioni.

Prima di scoprirne le caratteristiche ecco alcuni dati che possono aiutarti a inquadrare il contesto dell’export in Italia.

Chi sono gli esportatori in Italia?

A fine 2018 l’annuario Istat-ICE 2020 ha classificato 136.000 ditte esportatrici in Italia, di cui il 65% ha esportato un valore a testa non superiore a 75.000 euro all’anno (in totale lo 0,3% dell’export Italiano).

Il 72% dell’intero export italiano è stato invece realizzato da circa 4600 imprese (con export maggiore di 15 milioni di euro a testa).

Se consideriamo che nel corso del 2019 nessun evento ha influenzato pesantemente l’economia, possiamo anche concludere che la situazione a ridosso del periodo Covid non si discosti molto dall’anno precedente e quindi la fotografia di cui sopra è verosimile anche per il 2019.

Cosa rivelano questi dati?

Posso senz’altro affermare che, nonostante il Made in Italy sia riconosciuto a livello mondiale, l’Italia è un paese di micro-esportatori.

Un paese dove solo poche aziende possono vantare un’affermazione del proprio brand a livello mondiale, mentre la maggior parte ha dimensioni molto piccole.

Tra le possibili spiegazioni si può sicuramente annoverare il fatto che in Italia l’attività di internazionalizzazione è spesso considerata l’ultima spiaggia verso cui rivolgersi in momenti di crisi, vale a dire quando il mercato interno non tira.

Invece l’internazionalizzazione, che propriamente è un’attività di vendita all’estero su base continuativa, necessita di una strategia che deve essere pianificata e programmata nei dettagli.

Una strategia che richiede tempi lunghi per essere attuata e per produrre risultati, perché il viceversa non può portare alcun beneficio all’azienda.

In altre parole, l’internazionalizzazione richiede una strategia di lungo periodo, la disponibilità di risorse da investire e di tempo da dedicarvi.

Questi non possono essere solo dei presupposti, ma dei veri e propri parametri che occorre valutare per capire la fattibilità del progetto, alla cui base c’è l’export check up.

Sommario

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Perché è importante l’export check up?

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Ma non esiste una strategia di export buona per tutti?

Perché è importante l’export check up?

check up internazionalizzazione

L’export check up può essere all’apparenza poco significativo, ma il suo valore è immenso, perché è lo strumento che si impiega per raccogliere i dati su cui basare la strategiadi internazionalizzazione che verrà adottata dalla tua azienda.

Banalmente, se decidessimo di andare a Roma non potremmo mai chiederci quanto tempo o benzina servono se non sappiamo da dove partiamo.

Naturalmente la risposta cambia a seconda se partiamo da Viterbo oppure da Aosta.

Allo stesso modo, anche se hai definito gli obiettivi di internazionalizzazione, ma la tua azienda non sa ancora da che punto partire, non potrai mai definire il percorso più breve, o migliore, per raggiungerlo.

Qui entra in gioco l’export check up, che fornisce una fotografia dell’assetto aziendale esistente, chiarendo punti di forza e di debolezza e consente all’export manager di stabilire l’ordine progressivo da seguire per realizzare il progetto di esportazione.

In altre parole, questo strumento permette di definire la giusta strategia per l’internazionalizzazione.

 

Ma non esiste una strategia di export buona per tutti?

analisi export aziendale

No, le aziende sono come le persone, ognuna è diversa dalle altre e rappresenta un caso a sé, per cui fornire una schematizzazione risulta molto riduttivo.

Tuttavia si può semplificare in base alla propensione all’esportazione e suddividere le aziende in 3 grandi categorie:

    • aziende che non hanno mai esportato
    • aziende che hanno svolto e/o svolgono operazioni di esportazione di tipo occasionale
    • aziende che svolgono attività di export continuativa ma che intendono ampliare l’area di operatività estendendo la propria presenza in zone geografiche ove non sono presenti.

Nel primo caso si tratta di aziende con cui occorre partire assolutamente da capo.

Generalmente si tratta di start up, dove molto spesso la strategia da adottare coincide con l’intera strategia commerciale dell’azienda.

Nel secondo caso la strategia deve essere tarata in modo da fidelizzare e consolidare la clientela esistente, per costruire ed espandere il portafoglio clienti esteri.

Nell’ultimo caso invece si possono sfruttare le situazioni già consolidate su alcuni mercati per aggredirne di nuovi.

Tanto più particolareggiata e dettagliata è l’analisi a monte, tanto più mirata è la strategia di internazionalizzazione che si va a definire.

Per questo, se ciò che desideri è avviare un serio processo di internazionalizzazione per la tua azienda, l’export check up è il punto di partenza che ti permette di avere una visione chiara e definita del progetto fin dal suo inizio.

Così l’export potrà essere definito nei dettagli e avviato in modo consapevole e altrettanto proficuo per la tua impresa.

Per domande e informazioni scrivimi una mail all’indirizzo p.baroni@informapmi.it

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