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DECALOGO PER UNA SANA GESTIONE DEI FLUSSI DI CASSA AZIENDALI

 

 

Perché è importante la gestione dei flussi finanziari (cash-flow)? Cosa genera “cassa”?

 

Spesso capita che nelle piccole e medie imprese industriali, commerciali o di servizi l’imprenditore tenga sotto controllo l’andamento gestionale della propria attività basandosi sulle analisi, predisposte dalla propria struttura amministrativa, di conti economici periodici (semestrali, trimestrali, raramente mensili), limitandosi quindi all’analisi costi-ricavi. Spesso la situazione finanziaria viene monitorata giornalmente a livello dei movimenti bancari ma la pianificazione non oltrepassa brevi periodi di tempo, cioè l’orizzonte temporale definito dal portafoglio ordini, dalla stagionalità, dalle consuetudini gestionali di ogni anno.

La congiuntura degli ultimi anni (calo delle marginalità, difficoltà nei pagamenti, contenziosi non prevedibili, calo degli impieghi bancari, cali improvvisi di fatturato, etc.) impone, ormai sempre con più evidenza, anche per le piccole e medie imprese, un’ oculata pianificazione finanziaria;  si potrebbe dire che è difficile adottare nelle imprese di minori dimensioni i sistemi di controllo di gestione delle grandi imprese, sia per il costo degli strumenti, sia per il costo del personale qualificato che servirebbe. Ma gli strumenti per il controllo dell’impresa sono fortemente cambiati. Come affermava un amico professionista, che stimo molto, “la finanza aziendale è capace di favorire il successo di un impresa…. od anche di decretarne la morte”.

Gli strumenti informatici realizzati da importanti case di software si sono molto avvicinati alle esigenze delle piccola e media impresa, i loro costi si sono molto ridotti e la “fruibilità” aumentata (l’utilizzo del web riduce le distanze).

L’esperto qualificato che supporta le imprese in questo campo ormai non è il consulente patinato d’altri tempi, ma il temporary manager operativo che supporta la piccola e media impresa con competenza, con tempi e costi predeterminati e relativamente contenuti. La gestione oculata dei flussi finanziari può essere raggiunta a costi bassi ma ad alti benefici, con la semplice adozione di alcuni strumenti operativi che indicherò in questo documento.

Vorrei inoltre dimostrare all’imprenditore, in particolare piccolo e medio, che non è più possibile dedicarsi alla crescita della propria azienda occupandosi in prima persona di tutto. L’evoluzione della normativa e dei rischi aziendali, dei controlli di qualità, delle esigenze di sicurezza, di tutela del personale e del consumatore, impongono all’imprenditore di affrontare problematiche sempre più complesse e apparentemente proibitive. La soluzione può essere quella, per l’imprenditore stesso, di curare in prima persona solo gli aspetti strategici dell’impresa, come la ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti e/o servizi, la produzione, il marketing, le vendite, per affidare gli altri compiti a personale qualificato, che consenta all’impresa di rimanere “smart”, come spesso si usa dire, cioè intelligente a costi contenuti.

 

Consiglio N. 1 

E’ POSSIBILE VEDERE LA PROPRIA “FOTO FINANZIARIA”?

 

Nell’epoca del web spesso ci diciamo che ormai “si sa tutto di tutti”, tutti hanno facile accesso alle notizie ed alle informazioni che riguardano le imprese. Ma capita anche che l’impresa, ben conosciuta all’esterno, non conosca sé stessa, in particolare verso il sistema bancario. Sembra un paradosso ma è così.

Ecco pertanto un primo consiglio per l’impresa: conoscere se stessi a  livello di Centrale dei Rischi. E’ utilissimo ottenere dalla Banca d’Italia (dalla filiale più vicina) la situazione aggiornata che ci riguarda,  per verificare la corrispondenza degli affidamenti concessi ma anche per verificare altre segnalazioni anomale o non veritiere, da far correggere dalla propria banca.

E importante quindi conoscere come ci vedono le banche, o per meglio dire, qual è il nostro merito creditizio.

 

Consiglio N. 2 

LE BANCHE POSSONO ANCORA FINANZIARE ADEGUATAMENTE L’IMPRESA?

 

Un fatto è ormai certo: “le banche spesso vendono prodotti” e non sempre finanziano un progetto dell’impresa  cercando di offrire le forme di finanziamento adatte al caso specifico. Considerate anche le difficoltà degli istituti di credito (perdite per insolvenze, mala gestione, riduzioni spese a seguito aggregazioni, chiusura sportelli, etc.) nel prossimo futuro l’impresa dovrà approvvigionarsi di liquidità anche da istituzioni non bancarie, o, per lo meno, conoscere nuove forme tecniche di finanziamento.

Ulteriore necessità per l’impresa è quella di conoscere ogni possibile forma di agevolazione alle imprese, sotto forma di detassazione, contributo a fondo perduto o in conto interessi. Altre forme di agevolazioni per il credito sono le istituzioni di appositi “fondi di garanzia”, che consentono l’ottenimento di finanziamenti a garanzia dello stato o di consorzi di garanzia, altrimenti non ottenibili dalle imprese.

Il rivolgersi al direttore della banca di fronte a casa non è purtroppo più sufficiente. Le competenze richieste in questo campo sono sempre in evoluzione e l’impresa ha necessità di un supporto altamente qualificato.

 

Consiglio N. 3

SE IL CONTO ECONOMICO SI CHIUDE SEMPRE IN UTILE A CHE SERVONO LE PIANIFICAZIONI FINANZIARIE?

 

Il principio fondamentale della prudenza ci impone nelle previsioni di considerare sempre i costi possibili, mai i ricavi solo possibili, che non si possono ragionevolmente prevedere. Tale principio ci deve guidare anche nelle pianificazioni di natura finanziaria.

Se la previsione di vendita è stata troppo ottimistica, l’imprenditore ha fatto affidamento su incassi  non realizzabili; in seguito, per coprire la falla dei ricavi non realizzati e per garantirsi comunque le entrate necessarie alla gestione ordinaria, l’imprenditore potrebbe, quindi, calare leggermente i prezzi di vendita dei prodotti più venduti. Così facendo si genererebbe un calo dei margini complessivi, un vero “harakiri”, a discapito della solidità aziendale complessiva.

Altre volte non c’è piena consapevolezza sulla marginalità del singolo prodotto, attività, commessa, sede commerciale, mercato: un prodotto o servizio che apparentemente risulterebbe profittevole, considerando i costi di diretta imputazione, produce invece perdite, in quanto non si considerano gli effetti dei costi indiretti e di struttura ad esso imputabili.

In altri casi, al contrario, la vendita di vecchi prodotti, in apparenza non più ricercati dal mercato, offre all’imprenditore margini inattesi, dato che i costi relativi all’ammortamento si sono ormai esauriti nel tempo e i costi indiretti sono diventati irrilevanti.

E’ facilmente intuibile pertanto che i meccanismi della generazione dei costi-ricavi sono  direttamente interconnessi con i flussi finanziari delle entrate-uscite, e viceversa.

Il mancato equilibrio degli uni rivela il mancato equilibrio degli altri, fatto questo, in un primo momento, apparentemente non riscontrabile.

Perché l’impresa non si faccia attrarre, nella quotidianità della gestione, solo dalle “sirene del mercato”, è necessario non perdere mai di vista l’economicità della gestione stessa, sia negli aspetti economici, sia in quelli finanziari. E’ necessario quindi un supporto qualificato per implementare in azienda un attento controllo di gestione, che accerti e che tenga monitorato con tempestività l’andamento aziendale complessivo.

 

Consiglio N. 4

E’ PROPRIO NECESSARIA LA PREVISIONE DEI FLUSSI DI CASSA?

 

Una buona gestione dei flussi di cassa offre all’imprenditore un elevato supporto al mantenimento di elevate prestazioni aziendali. Basti pensare al caso dei venditori, che saranno impegnati a rispettare i termini di incasso previsti, sollecitando il cliente in maniera più ricorrente; oppure il responsabile degli acquisti si preoccuperà di rispettare le scadenze di pagamento prefissate mantenendo in linea i livelli di rotazione delle scorte. La mancanza di un piano di cassa può spesso generare dei gravi imprevisti, che l’imprenditore si troverebbe a gestire “ a vista”, togliendo tempo ed energie alle sue attività più strategiche.

Certamente le previsioni di cassa sono difficili da gestire, perché tutte le operazioni aziendali hanno influenza sui flussi finanziari e risulta complesso considerarle tutte nel loro complesso. Ci sono però sul mercato applicativi gestionali poco costosi, che opportunamente adottati, offrono utili informazioni all’impresa. Si tratta di avere a disposizione le competenze necessarie alla loro implementazione.

 

Consiglio N. 5

COME MONITORARE IL CAPITALE CIRCOLANTE?

 

Il capitale circolante netto considera sostanzialmente i crediti verso i clienti, gli altri crediti, i debiti verso i fornitori, gli altri debiti, il magazzino. Se l’imprenditore decide di mantenere un certo modus operandi con i fornitori (…un’anziano agricoltore mi disse una volta che voleva essere “feroce” nella trattativa ma poi “tedesco” nella puntualità dei pagamenti…), avendo concordato già tutti i termini di pagamento, nel caso dei crediti verso i clienti e delle scorte di magazzino l’attenzione deve essere massima. Mi è capitato tante volte di verificare in alcune imprese, che gran parte del capitale circolante derivava da crediti non riscossi e da scorte non vendute od obsolete.

Vi sono esperti che possono aiutare l’impresa nella gestione del recupero del credito in sofferenza, anche quando diventa insoluto. Ma, come spesso accade, “è corretto prevenire prima di curare”, per cui è necessario gestire bene il credito a monte, nella fase di affidamento iniziale del cliente. Anche nella gestione dei crediti verso i clienti migliori, un intervento teso alla diminuzione di pochi giorni di dilazione media (DSO) porta ad un notevole beneficio di ordine finanziario: potrebbe essere utile un intervento di questo tipo per effettuare un piccolo investimento senza dover ricorrere al credito bancario, oggi sempre più complesso da ottenere.

L’analisi invece più ricorrente sulla rotazione delle scorte ci può suggerire interventi per “stratificazione” , con concomitanti  “incentivi della struttura commerciale” ed applicazione di una scala sconti diversificata, con sconti maggiori per i prodotti a più lenta rotazione. Anche in questo caso un esperto di controllo di gestione potrebbe aiutarci a leggere più attentamente i dati aziendali relativi al capitale circolante.

 

Consiglio N. 6

SERVE UN SUPPORTO ESTERNO? COME PUO’ ESSERE RAGIONEVOLMENTE UTILIZZATO?

 

Così come un’ impresa non immaginerebbe mai di occuparsi solo internamente degli aspetti fiscali e societari ma si rivolge ad un commercialista, così anche per gli aspetti amministrativi-gestionali-finanziari, sempre più delicati e in continuo cambiamento, l’imprenditore sceglie oggi di rivolgersi a professionisti esperti, che retribuisce solo per il tempo necessario a svolgere la loro funzione. Tali professionisti spesso interagiscono con gli altri professionisti di fiducia dell’imprenditore (il commercialista, il legale o il consulente del lavoro). L’imprenditore, in particolare il piccolo e medio imprenditore, assistito opportunamente, porta nuovo valore alla gestione d’impresa.

Ecco alcuni esempi:

 

  • la gestione banche: l’esperto interviene nel rapporto con gli istituti di credito ed aiuta ad ottenere maggiori affidamenti a migliori condizioni;
  • il controllo di gestione: l’esperto individua strumenti aggiornati o innovativi per il controllo della gestione amministrativa e finanziaria;
  • la gestione dei crediti e del capitale circolante in generale: l’esperto fornisce all’imprenditore soluzioni che consentano di liberare liquidità, da destinare più proficuamente agli investimenti e allo sviluppo di nuovi prodotti e/o servizi;
  • la determinazione dei prezzi di vendita: l’esperto contribuisce a confrontare i prezzi di vendita con tutti i costi legati allo specifico prodotto, sia i costi di diretta imputazione che quelli indiretti, con attribuzione alla corretta destinazione del prodotto stesso (per tipo prodotto, per canale, per linea, per sede, per mercato);
  • l’analisi dei costi: l’esperto mette a frutto le proprie conoscenze per proporre all’imprenditore forme di risparmio delle spese sostenute;
  • la selezione del software: L’esperto individua le soluzioni informatiche più adatte alla tipologia dell’azienda e suggerisce le applicazioni migliori nell’ambito del controllo di gestione;
  • l’organizzazione del personale: L’esperto aiuta a selezionare il personale adatto a determinate funzioni, suggerendo la migliore organizzazione ed attribuendo a ciascuno compiti ed obiettivi precisi.
  • la multidisciplinarietà: l’esperto, prettamente di estrazione economico-finanziaria, mette a disposizione dell’imprenditore le conoscenze maturate negli anni in svariati campi (selezione e formazione risorse umane, informatica, organizzazione aziendale, procedure

concorsuali e ristrutturazioni, contenzioso, agevolazioni alle imprese, gestione passaggi generazionali, operazioni straordinarie, tutela del patrimonio personale dell’imprenditore, previdenza, etc.), e per questo, si può affermare che offre all’impresa un supporto veramente integrato.

 

CONCLUSIONE

Con il titolo “MiniFinance” volevo ricordare, che anche nella piccola e media impresa si devono adottare le corrette prassi delle imprese più strutturate: si vuole rappresentare una nuova visione per l’impresa di dimensioni più ridotte, che fonda il proprio sviluppo sempre e comunque su un’ oculata gestione aziendale complessiva. Spesso nelle imprese che hanno un capitale circolante con buona rotazione, incassare puntualmente i crediti è un punto fermo per l’impresa, senza eccessive sofferenze né giacenze immobilizzate. Si nota un imprenditore attento anche a molteplici aspetti aziendali, tra loro interconnessi: la rotazione del capitale circolante prima di tutto, poi l’attenzione ai costi dei prodotti, alle marginalità per linea o canale, ai costi di struttura, agli oneri finanziari ma anche la formazione e la motivazione del personale, lo sviluppo di nuovi prodotti innovativi, la tutela del consumatore e dell’ambiente, etc.: in definitiva….la Qualità Totale.

 

Minifinance InformaPMI
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