+39 0376 158 7316 | numero verde: 800 820 505 info@informapmi.it

L’attuale fase di emergenza ha determinato una accelerazione dell’utilizzo dello smart working, fenomeno che, seppur tecnologicamente già possibile, aveva una forte resistenza culturale da parte di aziende e lavoratori.

Fino a ieri molti la giudicavano esperienza impossibile od occasionale e le motivazioni erano, come spesso in questi casi, abbastanza risibili: si voleva il controllo diretto e visivo sul dipendente col timore di una minor produttività e responsabilità. Invece scopriamo che, non solo la produttività non cambia, ma in molti casi c’è anche un miglioramento dell’efficienza e un recupero di spazio/tempo, per sé e per la famiglia, oltre a un miglioramento della qualità della vita. Non solo, i benefici indotti vanno a generare una significativa riduzione dei costi (minori necessità di spazi lavorativi), degli spostamenti (traffico e parcheggi e di conseguenza minor inquinamento) e, per ultimo ma non meno importante, dei possibili infortuni.

Lo smart working è naturalmente più percorribile nel campo dei servizi in generale, nei settori amministrativi e finanziari per le aziende manifatturiere, così come nella pubblica amministrazione. Di certo non possono bastare le tradizionali video conferenze telefoniche, servono veri e propri sistemi di cooperazione, in cui si possano avviare confronti tra colleghi, condividere i documenti, tracciare le attività condotte. In ogni caso il cuore delle piattaforme software necessarie per lo smart work rimane la possibilità di interagire mediante video conferenze.

Il primo prodotto ad entrare sul mercato è di stato, nell’ormai lontano 2003, il popolarissimo Skype, usato sia per le videoconferenze sia per le chiamate telefoniche, soprattutto internazionali. Oggi Skype è di proprietà di Microsoft e, pur ancora disponibile, è stato sostituito dal punto di vista professionale da Skype for business e dalla sua evoluzione Teams. Fra i grandi concorrenti il prodotto di Google è Hangout, diffuso nelle aziende che hanno scelto i servizi di posta di Google, molto meno diffuso fra le altre aziende e fra i privati.

I sistemi di Microsoft e Google vengono forniti all’interno delle soluzioni di produttività e collaborazione: rispettivamente Office365 e G-Suite.

Va inoltre considerato che sia Microsoft che Google mettono a disposizione servizi di archiviazione (cloud) e di cooperazione interattiva su sui documenti (Office e OneDrive per Microsoft e Document e Drive per Google).

In una ottica più globale di smart working, Microsoft e Google offrono soluzioni complete di tutte le componenti, entrambe molto efficienti. Non ce la sentiamo di esprimere una preferenza in quanto sarebbe puramente soggettiva.

Se l’analisi è ristretta al solo servizio di videoconferenza, ci sentiamo di segnalare Zoom come strumento dotato di ottime caratteristiche anche nella versione gratuita: in particolare un minor consumo di banda, che rende più efficace la trasmissione, anche in presenza di connessioni non particolarmente efficienti, e il protocollo di crittografia end to end (fra utente ed utente), che la rende estremamente sicura.

Altro strumento per l’archiviazione condivisa storicamente utilizzato in maniera molto diffusa è Dropbox che dal 2007 ad oggi ha raggiunto circa 600 milioni di utenti.

Ringrazio Michele Bonollo (chief risk methodologies at Iason) che mi ha permesso di utilizzare il Suo articolo come fonte.

Smart Working In forma PMI
error: Content is protected !!
Share via
Copy link
Powered by Social Snap