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L’articolo di oggi parla di qualcosa troppo spesso tralasciato, ma che può avere un impatto clamoroso sul tuo futuro pensionistico e sulla tua situazione economica: l’estratto conto Inps.

Iniziamo con una domanda: quando a casa arriva l’estratto conto bancario, lo butti in un cassetto senza neppure aprire la busta perché sei convinto/a della sua assoluta correttezza?

O piuttosto, c’è qualcuno che lo esamina in famiglia – con grandissima attenzione – perché non si è mai tranquilli sull’operato dell’Istituto bancario ?

Perché l’estratto conto bancario viene controllato con notevole attenzione?

Semplice, perché si tratta di soldi, meglio, di soldi di oggi.

Perché soldi di oggi? Ti starai chiedendo. Esistono anche ‘soldi di domani’?

Certamente, perché come per tutti i soldi accumulati, viene prodotto un estratto conto che permette il controllo del montante.

Di quale estratto conto ti sto parlando?

Dell’estratto conto che riporta i contributi versati al proprio ente di previdente, come ad esempio l’Inps. In altre parole, ti sto parlando dell’estratto conto Inps.

Utilissimo, indispensabile per avere sotto controllo la progressione – negli anni – si tratta del montante contributivo che darà origine al tuo trattamento di pensione.

Per quale motivo, quindi, è fondamentale il controllo sistematico annuale dell’estratto conto Inps o di altro ente pensionistico? Vediamolo insieme.

Sommario

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Cos'è l'estratto conto Inps - Esempio pratico

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Lo squilibrio Inps/cittadino: 2 precisi casi studio

Cos’è l’estratto conto Inps – Esempio pratico

uomo preoccupato - verifica contributi inps

Prova a immaginare di andare in banca e raccontare all’impiegato che hai riscontrato un errore nell’estratto del tuo conto corrente dell’anno 1993.

Molto probabilmente, l’impiegato prima ti manderebbe mentalmente a quel paese e poi, educatamente ti inviterebbe a produrre la documentazione da cui puoi avere estratto l’errore.

Già, la documentazione, ma sono passati oltre venticinque anni, quindi dove saranno mai finiti questi benedetti pezzi di carta?

Ora ti invito a riportare questa assurda situazione nell’estratto conto dell’Inps.

Immagina che nell’anno 1993 ti risultino accreditate 51 settimane anziché le canoniche 52; tu hai la certezza assoluta  di avere sempre lavorato nel 1993, ma il datore di lavoro è morto nel 2008.

Per tua disgrazia, gli eredi se ne sono ben guardati dal continuare la sua attività, per cui hanno chiuso bottega, liberandosi di ogni tipo di incartamento nel 2019, decorsi i famosi dieci anni.

Questo scenario porta solo a una conclusione: ti possiamo fare tanti auguri perché recuperare i tuoi documenti ora è pressoché impossibile.

Purtroppo – in Italia – la normativa pensionistica è frequentemente soggetta al ‘tirare righe’ per cui risulta di palese rilevanza che, per minime differenze, ci si trova ora da una parte, ora dall’altra di un probabilissimo spartiacque penalizzante.

Servono 18 anni di contributi (18 anni * 52 settimane = 936 contributi settimanali) maturati al 31-12-1995 per essere considerati retributivi fino al 31-12-2011.

Dal 1-1-2012 – con la Legge Fornero – siamo comunque in regime contributivo; se capitasse che il lavoratore avesse accumulato 935 settimane (classico esempio di colui che ha iniziato a lavorare nel gennaio 1978 dove, partendo il 7 gennaio e non certamente il 1 gennaio, si ritrova 17 anni e 51 settimane al 31-12-1995 perché nel 1978 accumula 51 settimane e non 52), evidentemente si ritroverebbe “misto” in quanto non avrebbe raggiunto i richiesti 18 anni, mancando appunto una sola settimana al fatidico traguardo di legge.

Ora puoi capire quanto sia importante controllare annualmente l’estratto conto contributivo dell’ente pensionistico a cui sei iscritto/a.

Consiglio tale controllo nel maggio dell’anno successivo, per dar modo all’ente (molto spesso Inps) di raccogliere i dati dei 12 mesi per produrre un estratto conto aggiornato.

È dunque importantissimo verificare la presenza di 52 contributi settimanali o, in alternativa, di 1 anno di accredito contributivo sull’E.C. del proprio ente di previdenza.

Lo squilibrio Inps/cittadino: 2 precisi casi studio

uomo che ha trovato una soluzione - verifiche contributive inps

Segnalo due “curiose” particolarità: nessuno le sottolinea ma evidenziano quanto il rapporto cittadino – ente di previdenza sia squilibrato a favore del secondo attore.

Prendiamo ad esempio l’estratto conto Inps.

Inps accredita le settimane secondo il cosiddetto “sabatario”: tanti contributi settimanali quanti sono i sabati dell’anno, con limite massimo a 52 settimane.

Poiché i giorni di un anno sono almeno 365 (tralasciamo il fatto che, dopo tre anni, abbiamo un anno da 366 giornate), la divisione 365 : 7 = porta come risultato 52,14 settimane.

In buona sostanza, almeno ogni sei/sette anni considerando gli “sfridi”, il lavoratore avrebbe diritto all’accredito di 53 settimane perché – in realtà – partendo l’anno con un sabato, il medesimo anno termina appunto sempre di sabato .

Questo è indiscutibile!

Ponendo il limite annuale a 52 settimane – nell’arco di 40 / 42 anni lavorativi – l’ente previdenziale sottrae almeno sei contributi settimanali ad ogni lavoratore, provocando un Ritardo di due mesi nel raggiungimento del traguardo pensionistico per cui, anche il relativo trattamento economico viene erogato sempre con due mesi di ritardo.

A questo punto è simpatico notare che nessuno, sottolineo nessuno, abbia mai protestato circa questo errore palese…”errore”?

Continuiamo a valutare l’estratto conto Inps.

Ecco un’altra perla che, se mai non fosse ancora chiaro, evidenzia come l’ente pubblico tratta il cittadino contribuente.

Si tratta dell’eccesso di versamento contributivo.

Correttamente, quando Inps vanta un credito verso un contribuente,  pretende il pagamento, con tanto di interessi e sanzioni, qualora fosse già scaduto il termine.

Altrettanto scorrettamente, nel caso in cui il contribuente abbia superato il limite di massimale oltre il quale non sono dovuti i contributi pensionistici, Inps tace.

In altri termini, pur avendo a disposizione i dati utili per comunicare al contribuente l’eccesso di versamento, Inps vergognosamente ignora la circostanza.

Le attuali procedure informatiche Inps – che gestiscono le posizioni contributive degli assicurati alla “gestione separata” – non prevedono alcuna comunicazione agli interessati circa l’eventuale raggiungimento/superamento del limite di massimale, limitandosi a non accreditare le eccedenze contributive sulla posizione previdenziale dei lavoratori.

Una corretta applicazione del massimale, ai fini della determinazione dei contributi dovuti alla “Gestione Separata ex L. 335/1995”, elimina il rischio di versare all’Inps contributi non dovuti in quanto, laddove tale limite venisse superato, è possibile chiedere a rimborso le eccedenze solamente entro e non oltre la prescrizione decennale.

Superato tale limite (dieci anni appunto), I denari sono irrimediabilmente persi – a tutti gli effetti – in quanto non più rimborsabili e nemmeno rientranti nel montante per il calcolo del trattamento pensionistico”.

Bisogna dunque prestare grandissima attenzione alla personale condizione del lavoratore (sia esso soggetto in Gestione Separata che in ordinaria Gestione IVS) per evitare, da un lato il supero del massimale contributivo con le conseguenze sopra descritte, dall’altro un errato rispetto del massimale stesso quando peraltro non ricorressero tali condizioni, provocando così una minor contribuzione con conseguente addebito di interessi e sanzioni da parte dell’Ente gestore l’area previdenziale.

Per chiarire quanto sopra riportato, si rimanda ai quattro allegati per i quali – di seguito – vengono indicati i contenuti:

1.     Max. ctr. Amministratori – in presenza di più soggetti erogatori, verificare il cumulo compensi (caso tipico: Amministratore percettore compensi da più società)

2.     Dich. Amministratore – assunzione di consapevolezza e responsabilità da parte dell’Amministratore per evitare il supero del massimale contributivo

3.     Max. lav. Dipendenti – segnalazione al lavoratore dell’avvicinarsi alla soglia di massimale contributivo con le condizioni alle quali prestare attenzione

4.     Dich. Lav. Dipendente – assunzione di consapevolezza e responsabilità da parte del Dipendente per stabilire se sia o meno soggetto a massimale contributivo

Relativamente alla posizione del lavoratore subordinato, all’avvicinarsi della soglia limite di massimale contributivo, annualmente è indispensabile raccogliere il quarto allegato dato che – in specifiche condizioni, come evidenziato in dichiarazione – è possibile che lo status subisca modifiche da “lavoratore soggetto a massimale” a “lavoratore non soggetto a massimale” e viceversa.

Rimango a disposizione per informazioni su questo argomento e con i servizi di consulenza del lavoro. Scrivi una mail all’indirizzo c.baldassari@informapmi.it

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