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Una premessa

Se si dovesse in estrema sintesi individuare il principio che governa la mobilità internazionale del lavoro, sia all’interno della Unione Europea che in ambito extra-comunitario, questo sarebbe certamente costituito dalla difesa del mercato del lavoro nei termini sviluppati all’interno di ciascuna singola nazione.
Ogni Stato infatti tende a salvaguardare il proprio mercato del lavoro da ingerenze esterne, in particolare qualora, a mero titolo d’esempio, la presenza di personale proveniente dall’estero avvenga nel mancato rispetto dei minimi retributivi previsti dalla locale contrattazione collettiva nazionale, oppure applicando un regime normativo meno rispettoso dei diritti dei lavoratori o, ancora, oneri contributivi propri di un sistema di sicurezza sociale meno oneroso.
E’ il momento in cui la libera concorrenza viene ricondotta al rispetto di regole dirette ad evitare fenomeni di c.d. dumping sociale, consistente nello sfruttamento di sacche di manodopera il cui costo è minore rispetto al mercato interno, e a vigilare sulla costituzione delle c.d. letter box companies, ossia società dove non è possibile riscontrare una reale attività d’impresa, in quanto pretestuosamente costituite al solo fine di mettere a disposizione personale a basso costo in un’altra nazione dove gli equilibri sono complessivamente diversi e più onerosi.
Al fine di evitare questi fenomeni di intermediazione internazionale illecita di lavoro, è così previsto il monitoraggio degli accessi e delle permanenze del personale che, anche a titolo occasionale come nel caso di una trasferta, si trovi ad operare in uno stato diverso da quello in cui è stato assunto.
Tale controllo, in ambito comunitario, prende le mosse dal rispetto di notifiche telematiche preventive da realizzare in direzione di enti a questo preposti e nel rispetto dei termini stabiliti da ciascuno stato; in caso di accesso in paesi diversi da quelli appartenenti all’Unione Europea, le notifiche lasciano invece il passo alle necessità di un visto per lavoro, in funzione delle ipotesi ammesse dallo stato ospitante.
Tuttavia si fa presente come notifiche preventive e visti non esauriscano gli oneri di accesso in un diverso territorio: la normativa disposta da ogni singolo stato prevede la produzione di ulteriore e nutrita documentazione da tradursi nella lingua richiesta (lingua locale e/o inglese), il rispetto di particolari requisiti e la nomina di referenti locali.

Gli accessi ai territori in tempo di coronavirus

Se quanto descritto appartiene all’ordinaria amministrazione, in tempi di pandemia la difesa del mercato del lavoro cede il passo ad un altro principio: la tutela della salute.

In una situazione come quella creatasi in presenza del Covid-19 la mobilità delle persone fisiche nei territori, anche all’interno dei singoli stati, viene ad essere pesantemente condizionata, ricondotta ad ipotesi specifiche e, nell’ambito di queste, al rispetto di profilassi sancite dal singolo Stato.
Questo non vuol dire che le norme lavoristiche non trovino più applicazione: significa che preliminarmente al loro rispetto dovremo considerare la profilassi sanitaria internazionale e che sarà certamente necessario confrontarci con una rinnovata attenzione da parte degli servizi ispettivi del lavoro e degli organi di frontiera al presidio del territorio, per un monitoraggio di accessi e permanenze.

Gli spostamenti internazionali ed il Covid-19: la disciplina vigente dal 18 maggio 2020.

spostamenti internazionali ed il Covid-19 - 18 maggio

A. La Commissione Europea

Partiamo da un primo elemento: la Commissione Europea in data 16 marzo 2020, al fine di ridurre drasticamente i flussi in ingresso da paesi terzi e di scoraggiare i cittadini comunitari dall’intraprendere viaggi, ha invitato i singoli governi ad una restrizione temporanea dei viaggi non essenziali verso l’UE.
In sostanza per la Commissione Europea si intendono per essenziali gli spostamenti di operatori e ricercatori in ambito sanitario, assistenti per anziani, lavoratori frontalieri, personale dei trasporti, diplomatici, persone in transito, nonché di soggetti giustificati da motivi familiari imperativi, motivi umanitari e di protezione internazionale.
La restrizione è applicata alla zona “UE +”, costituita da tutti gli stati Schengen (compresi Bulgaria, Croazia, Cipro e Romania) ed i quattro stati associati Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera), per un totale di 30 paesi.
La limitazione in commento, inizialmente operante per 30 giorni, è poi stata più volte prorogata ed è attualmente vigente sino al 15 giugno.
Dal momento che il provvedimento costituisce un invito a provvedere ai singoli governi, è necessario verificare come questi abbiano dato seguito alla cosa: vediamo cosa ha previsto il nostro Stato.

B. Lo Stato Italiano

Fino al 17 maggio, in riferimento a qualsiasi accesso sul nostro territorio per comprovate esigenze lavorative, un DPCM del Governo stabiliva il rispetto di più oneri, tra cui la produzione di una autocertificazione accompagnata da un isolamento fiduciario per un periodo di 14 giorni, prevedendo poi una procedura agevolata per transiti e soggiorni di breve durata.
Per effetto della produzione di due decreti legge e di un ulteriore DPCM, è attualmente previsto che:
1) dal 16 maggio i viaggi da e per l’estero per comprovate esigenze lavorative sono ammessi;

2) dal 18 maggio:
a. autocertificazione ed isolamento fiduciario per 14 giorni continuano ad essere previsti per cittadini provenienti da paesi extraeuropei;
b. dai medesimi aspetti sono esentati i cittadini residenti in paesi dell’Unione Europea o parte dell’accordo Schengen che fanno ingresso in Italia per comprovati motivi di lavoro (per necessità di sintesi si tralasciano le ulteriori eccezioni previste);
c. continua ad essere ammesso un regime agevolato per transiti e soggiorni di breve durata;
3) dal 3 giugno:
a. i viaggi in entrata o uscita in relazione a paesi extra UE sono sempre assoggettati alla presenza di comprovate esigenze lavorative; in caso di accesso nel territorio italiano restano previste autocertificazione ed isolamento fiduciario di 14 giorni;
b. i flussi in entrata ed in uscita in ambito UE e Schengen non hanno più necessità di motivazioni specifiche, venendo così ripristinata l’ordinaria mobilità comunitaria.
La presente disciplina, nei termini sinteticamente descritti, trova applicazione sino alla data del 14 giugno 2020.
Tuttavia si ritiene opportuno ricordare come la materia sia alquanto fluida e comporti necessità costanti di aggiornamento, al fine di considerare ulteriori provvedimenti adottati in funzione della evoluzione della situazione epidemiologica
Si ricorda altresì come ciascuno stato, pur in coordinamento con l’Unione Europea ed altri enti di respiro internazionale, abbia prodotto una propria specifica regolamentazione con riferimento alla dinamica interna della diffusione del virus. Il riferimento non è limitato alle ipotesi di accesso, ma considera anche il rispetto degli ulteriori protocolli adottati nei diversi settori produttivi, in relazione alla presenza di personale nei luoghi di realizzazione dell’attività.
In occasione di una missione di lavoro, non si potrà perciò prescindere dalla considerazione dei vincoli disposti dallo stato di destinazione dove, in questo periodo ed in quelli a venire, la tutela della salute andrà di pari passo con la protezione del mercato del lavoro.
In ultima analisi, si richiama l’attenzione anche sulla mobilità all’interno dei singoli stati e sulla presenza di eventuali ulteriori regolamentazioni di origine territoriale (che in Italia, ad esempio, avvengono ad iniziativa dei Governatori regionali).

Dr. Luca Ghellere

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